PRIMO PIANO: Il Tar di Latina accoglie il ricorso dell’iscritto ANUU D’Alessandro

 

Il Tar di Latina ha accolto il ricorso presentato da Marco D’Alessandro, tesserato dell’associazione ANUU contro il provvedimento della Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Frosinone, che lo scorso Gennaio che aveva vietato la detenzione di armi con relativo munizionamento e il provvedimento della Questura di Frosinone del provvedimento della Questura di Frosinone con il quale era stata revocata la licenza di porto di fucile per uso caccia. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha evidenziato come “da un sommario esame proprio della fase cautelare il ricorso non appare sprovvisto di giuridico fondamento posto che i provvedimenti impugnati non sembrano corredati di adeguato giudizio prognostico sulla inaffidabilità del ricorrente a non abusare delle armi”. Accolto dunque il ricorso del cacciatore che, difeso dall’avvocato Rosanna Norcia, ad Ottobre scorso, scivolando durante una battuta di caccia si era ferito con un colpo alla gamba destra. Ricoverato al Policlinico e operato, adesso ricomincia ad assaggiare la passione della caccia. L’associazione si felicita per la decisione del Tribunale e fa un in bocca al lupo al suo tesserato.

PRIMO PIANO: Armi non regolarmente denunciate, l’ANUU ricorda come fare

I sequestri di armi operati nelle ultime settimane dai poliziotti della Questura di Frosinone sono l’occasione per l’ANUU di ribadire ai propri tesserati e a tutti i cacciatori le normative da osservare per mettersi in regola ed evitare di dover dire addio alla stagione venatoria. L’associazione ricorda che con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 10.08.2018, n. 104, dal 14 settembre 2018 tutti i detentori di armi, ad esclusione dei titolari di licenza di porto di armi in corso di validità e coloro che non hanno avuto il provvedimento di diffida prima dell’ entrata in vigore della menzionata legge, avranno tempo ancora un anno, fino 13 settembre 2019, per produrre autonomamente la certificazione medica di idoneità psicofisica per la detenzione di armi di cui all’art. 35 comma 7 del T.U.L.P.S.. La certificazione medica è rilasciata, sulla base del certificato anamnestico del medico di famiglia, dal settore medico legale delle Aziende Sanitarie Locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e va prodotta all’Ufficio di Polizia o Carabinieri presso il quale sono state denunciate le armi detenute e dovrà essere presentata ogni 5 anni. Qualora il detentore di armi risulti titolare di licenza di porto d’armi, l’obbligo della presentazione della certificazione medica decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata.

PRIMO PIANO: Il Tar Lazio riapre la caccia nella zona pre parco della Valcomino

Buone notizie per i cacciatori della Valcomino. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di rivedere la propria precedente decisione con la quale aveva accolto la richiesta di misure cautelari urgenti delle associazioni animaliste Wwf, Enpa, Lav e Lac sospendendo la caccia. Di fatto dunque cade la sospensione nelle zone pre parco sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) con presenza di orso bruno marsicano.
Dopo aver acquisito dalla Regione Lazio tutti gli atti relativi al procedimento, il Tar ha deciso che non sussistono i presupposti per accordare la misura cautelare richiesta ed ha respinto la domanda cautelare, ordinandone l’applicazione all’Amministrazione competente (la Regione).
La decisione di interrompere la caccia nella zona pre parco aveva scatenato la reazione dei sindaci degli otto piccoli comuni della Valcomino perché ciò avrebbe comportato un danno economico a tutto il comprensorio.

PRIMO PIANO: Caccia, lettera unitaria delle associazioni venatorie a Zingaretti

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Se la Regione Lazio ha intenzione di chiudere la caccia per dare modo al presidente Zingaretti di contare sul sostegno di quattro grillini, si accomodi pure. Sappia, però, che da oggi incontrerà ogni tipo di resistenza possibile da parte nostra.

Non è più tollerabile il comportamento della giunta regionale del Lazio che, dimostrando noncuranza e menefreghismo totali nei confronti della categoria, fa e disfa confini, modi e tempi senza consultare minimamente il comitato tecnico faunistico-venatorio, in barba alla legge quadro nazionale 157/92. Eppure la Regione dovrebbe ormai conoscere bene il sapore della sconfitta davanti al Tar e al Consiglio di Stato, visto che detiene il record nazionale in quanto a ricorsi subiti e perduti sull’argomento caccia.

Andando in ordine sparso, la Regione Lazio ha modificato – allargandoli – i confini di due aree protette regionali con una delibera carbonara, emanata cioè senza confrontarsi minimamente con le componenti agricole e venatorie, il tutto senza tener conto di quanto previsto dalla legge nazionale, che prescrive il territorio agro-silvo-pastorale da inibire all’attività venatoria debba essere compreso fra il 20 e il 30% della superficie totale disponibile. Sempre la Regione ha inoltre modificato alcuni aspetti sostanziali della legge regionale 17 del 1995 – che regola il prelievo venatorio nel Lazio – senza, anche in questo caso, convocare il comitato tecnico faunistico-venatorio. Lo stesso comitato, cui la legge quadro attribuisce ruolo di controllo sull’applicazione della legge stessa, non è convocato da quasi un anno malgrado siano intervenute novità e modifiche di vario genere in materia: anzi, la Regione ci ha chiesto, ormai otto mesi fa, i nomi dei nuovi componenti del comitato che è andato in scadenza e necessita, per tanto, di essere rinnovato, senza però dare seguito a quanto annunciato. E ancora: sono ben due anni che non si svolgono gli esami per l’abilitazione all’esercizio venatorio nella Regione Lazio, con la conseguenza che i giovani non possono più prendere la licenza facendo così venir meno il ricambio generazionale oltre al danno erariale dovuto al mancato introito della tassa governativa regionale e, non ultima, l’interruzione di pubblico servizio.

Per tutte queste considerazioni annunciamo, da subito, azioni eclatanti nei confronti della Regione, senza escludere la possibilità di uno sciopero delle doppiette per lasciare il presidente Zingaretti e i suoi amici in compagnia dei cinghiali “a cinque stelle”, nonché rinunciare a pagare le tasse di concessione regionali per la prossima stagione, facendo mancare 3 milioni e mezzo di euro alle casse della Regione e parlando così alla politica – e alle istituzioni – con l’unico linguaggio che conoscono e che davvero importa loro: quello dei soldi.

Alla luce di quanto sopra esposto, i sotto firmatari, attendono una convocazione urgente.

 

FEDERCACCIA LAZIO

ANUU LAZIO

ITALCACCIA LAZIO

ENALCACCIA LAZIO

EPS LAZIO

LIBERA CACCIA LAZIO

ARCICACCIA LAZIO

PRIMO PIANO: Caccia al cinghiale, approvato dal Consiglio Comunale di Alatri l’ordine del giorno proposto da Maggi

Approvato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dal Consigliere Comunale di Alatri Maurizio Maggi sulla caccia al cinghiale che sta arrecando notevoli danni alle colture del territorio. La massima assise cittadina chiede così al Sindaco Giuseppe Morini di convocare con urgenza tutte le associazioni i categoria legalmente riconosciute per avviare un serio confronto e formulare una proposta unitaria da sottoporre agli organi competenti la gestione della caccia per favorire la soluzione del problema.

Ecco di seguito il testo integrale dell’ordine del giorno:

Oggetto: problematiche riguardante la caccia al cinghiale

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PRIMO PIANO: Stop alla caccia nel versante laziale del Parco Nazionale D’Abruzzo. Lo ha deciso il Tar

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(DIRE) – Il Presidente del Tar Lazio ha accolto (con Decreto n. 11727 del 23/10/208) il ricorso delle Associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF Italia con cui si chiedeva la sospensione dell’atto, approvato a fine settembre dal presidente della Regione Lazio, che autorizzava in maniera del tutto illegittima e insensata “il prelievo venatorio nel versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nelle zone Speciali di conservazione con presenza di Orso marsicano”. L’avvocato Valentina Stefutti, che ha curato il ricorso, aveva evidenziato al Giudice amministrativo come la Regione Lazio non avesse nemmeno richiesto l’obbligatorio parere a Ispra (massimo organo di consulenza tecnico-scientifica dello Stato in queste materie) che si era comunque già espressa in maniera negativa, raccomandando di “assicurare il divieto di caccia nell’area di protezione esterna del P.N. D’Abruzzo (…) vista l’urgente necessita’ di tutelare il nucleo di esemplari di orso marsicano presente nella regione Lazio”. La caccia nelle aree di protezione esterna dei Parchi (ricordiamo che nelle aree protette è del tutto vietata qualsiasi forma di uccisione di animali selvatici che non siano i cd. “abbattimenti selettivi”) è una forma di caccia, se possibile, ancora più deleteria di quella svolta in altre aree perché reca gravissimo disturbo agli animali che vivono nei parchi. In questo caso parliamo di una specie super protetta e rara come l’orso marsicano. Da oggi quindi nelle aree classificate come “contigue” al Parco d’Abruzzo nella parte laziale e’ vietata qualsiasi forma di caccia. Le associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF Italia vigileranno con le proprie Guardie volontarie affinché le doppiette stiano alla larga dal parco e dagli orsi.

Le Associazioni hanno anche impugnato il calendario venatorio della regione Lazio, ricorso che verra’ discusso a breve, e auspicano che anche questo abbia lo esito positivo. In due mesi la Regione Lazio ha inanellato 3 provvedimenti che e’ difficile non definire una marcia indietro delle sue politiche ambientali. Il primo e’ stato pubblicato sul BUR il 6 agosto e riguardava la presentazione delle candidature per i membri del Consiglio Direttivo di 12 aree protette del Lazio; la scadenza era fissata il 10 settembre e come prevedibile (e previsto) molte associazioni ambientaliste non sono nemmeno venute a conoscenza del bando. Perche’ tanta fretta e perche’ la scelta del periodo estivo? In passato il bando era preceduto da una diffusa interlocuzione che assicurava una qualificata partecipazione, ora si e’ adottato un metodo che sembra derivato dai concorsi universitari degli anni settanta; formalmente corretto, sostanzialmente errato, se si vuole stimolare la partecipazione. Il secondo provvedimento, la proposta di legge 55/2018, contiene nella sua versione originaria (non e’ disponibile il testo esito del dibattito consiliare) un attacco frontale alla credibilita’ e natura dei Piani di Assetto delle aree protette, strumento essenziale ed insostituibile di tutela. L’art. 3, infatti, modificando la LR 29/1997 prevede che l’approvazione dei Piani di Assetto venga operata dalla Giunta Regionale, escludendo il Consiglio e con la sola acquisizione – obbligatoria ma non vincolante – della Commissione consiliare competente. Atteso che il Piano di Assetto dell’area protetta, ai sensi della L. 394/91, ha valore di piano urbanistico e sostituisce i piani territoriali o urbanistici di qualsiasi livello – tutti piani approvati dai Consigli degli Enti promotori – la norma risulta palesemente illegittima. Dalla stampa si apprende che in Consiglio tale norma sia stata modificata, ma solo per introdurre l’approvazione dei Piani di Assetto con il silenzio assenso, e sempre da parte della Giunta: se cosi’ fosse cambierebbe poco. Il terzo atto e’ se possibile ancora piu’ grave. La Giunta regionale ha approvato infatti un calendario venatorio pieno di illegittimita’, ignorando i pareri dell’Ispra, l’Istituto scientifico di riferimento per la fauna e la biodiversita’ del nostro Paese. L’Ispra aveva espresso un parere fortemente negativo sulle misure che si volevano adottare in materia di specie cacciabili, carnieri, apertura della caccia prima del primo ottobre, prolungamento della stagione venatoria nella fase di migrazione verso i luoghi di nidificazione, orari di caccia. Una bocciatura su tutta la linea di cui la Giunta non ha voluto tenere alcun conto, violando sia la Direttiva Europea “Uccelli” che la legge 157/92.

 

PRIMO PIANO: caccia al cinghiale vicino alle abitazioni a Veroli, parte l’esposto

 

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Un esposto denuncia contro le battute di caccia che si stanno pericolosamente ripetendo nelle vicinanze di case e abitazioni. E’ quanto presentato da alcuni residenti di Veroli al sindaco Simone Cretaro, alle forze dell’ordine e alle istituzioni regionali chiedendo loro l’immediato intervento. L’esposto è stato firmato dagli abitanti di Via Crocifisso, cda Castello, Via Piacentini, Coste San Giacomo, denunciando il comportamento scorretto di una squadra di caccia al cinghiale che ha delimitato con alcune tabelle la zona che, come detto, comprende abitazioni e stalle di animali. I cittadini nella missiva hanno sottolineato di aver timore per la propria incolumità alla luce degli ultimi incidenti che si sono verificati e dunque chiedono al sindaco di intervenire per impedire qualsiasi battuta di caccia nelle vicinanze di abitazioni, far rimuovere le tabelle apposte in modo illegittimo e farle posizionare a molti km di distanza per non costringere i residenti verolani a non rinchiudersi dentro casa per non correre il pericolo di venire colpiti da qualche pallottola sparata ai cinghiali: “Siamo favorevoli all’attività venatoria – sottolineano gli abitanti – soprattutto quella al cinghiale che sta arrecando danni alle coltivazioni causando anche incidenti stradali con feriti più o meno gravi. E’ fondamentale però il rispetto di tutte le leggi che regolano la caccia e soprattutto delle distanze per non arrecare danni alle popolazioni”.