PRIMO PIANO: Gestione coordinata cinghiali non più rinviabile. Così il ministro Centinaio in aula.

Per la gestione della questione cinghiali, e più in generale degli animali carnivori selvatici, “è necessario agire in maniera coordinata su tutto il territorio e impostare interventi di gestione che risultino efficaci a breve termine, ma soprattutto che consentano di stabilizzare la situazione nel lungo periodo“. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio, intervenendo ieri al question time alla Camera sull’interrogazione “Iniziative volte a modificare la legge n. 157 del 1992 al fine di implementare i poteri delle regioni in ordine ai piani di caccia finalizzati al contenimento delle specie per le quali si rendono necessarie operazioni di controllo numerico, anche con l’ausilio di operatori volontari opportunamente formati“, sottoscritta da 106 deputati della Lega.

Questo il testo integrale della risposta

Signor Presidente, onorevoli deputati, premetto che un piano per la gestione della “questione cinghiali” e più in generale degli animali carnivori è necessario e non più rinviabile. Ritengo sia giusto tutelare la fauna, ma devono esserci delle limitazioni, perché dobbiamo garantire la sicurezza delle persone nelle campagne e nei centri abitati, oltre ovviamente ai campi e ai raccolti, frutto del lavoro di chi vive ogni giorno di questo. Non possiamo più permettere che si verifichino incidenti come quello avvenuto sulla A1. Ricordo che i cinghiali sono responsabili di gran parte dei danni causati dagli animali selvatici alle produzioni agricole, e rappresentano un rischio reale di trasmissioni di epidemie di grande rilevanza e particolarmente gravi, quali la peste suina africana, che dai Paesi europei del Nord Est, proprio attraverso i cinghiali, è stata recentemente rilevata in Belgio, e rappresenta una minaccia concreta per le produzioni agroalimentari, in particolare insaccati e prosciutti, vanto del made in Italy. Il problema è da tempo all’attenzione mia personale e del Governo; infatti con gli assessori regionali abbiamo di recente condiviso un pacchetto di misure volte a rendere più incisivi gli strumenti di contrasto all’incremento della popolazione dei cinghiali.

È necessario agire in maniera coordinata su tutto il territorio e impostare interventi di gestione che risultino efficaci a breve termine, ma soprattutto che consentano la stabilizzazione della situazione nel lungo periodo. In tale direzione, in accordo con il Ministero dell’ambiente, lo scorso 16 novembre abbiamo istituito un gruppo di lavoro incaricato, fra le varie cose, di formulare proposte per l’adeguamento del quadro normativo sanzionatorio relativo ai danni da fauna selvatica. La presentazione della relazione conclusiva avverrà entro il prossimo 31 marzo.

 

In replica l’on.le  Guglielmo Golinelli, firmatario dell’interrogazione ha detto:

Presidente, ringrazio il Ministro per gli impegni presi. Per rimanere sul tema dei rischi sanitari, ricordiamo, ad esempio, anche la West Nile, che lo scorso anno ha contagiato 577 persone e provocato 42 decessi, che vede nei corvidi il principale serbatoio, o, per ripetere le sue parole, la peste suina africana, che se dovesse comparire in un solo capo suino domestico in un allevamento del nord Italia bloccherebbe l’esportazione di carne verso tutto il resto d’Europa. Ci tengo anche a fare chiarezza sulle informazioni che sono girate in questi giorni e provenienti dai soliti animalisti da salotto: l’aumento spropositato della fauna selvatica non è dovuto all’avidità dell’uomo, ma al fatto che in quarant’anni abbiamo perso il 60 per cento dei cacciatori, che attualmente hanno un’età media di sessantacinque anni; al fatto che si sono spopolate le zone rurali più marginali e che, con i cambiamenti climatici, i cinghiali arrivano ad avere un incremento utile annuo del 180 per cento e c’è un tasso maggiore di sopravvivenza delle specie selvatiche.

Ritengo che a fronte di questi avvenimenti sia necessario, come detto da lei, ammodernare la legge n. 157 del 1992 e non parlare più di protezione della fauna selvatica ma di gestione della fauna selvatica. Il primo problema è relativo alla questione dei piani di controllo; dobbiamo inserire la figura del cacciatore abilitato e volontario nell’effettuazione dei piani di controllo, in quanto le guardie provinciali non sono più in grado di sostenere questa domanda. È necessario anche rafforzare e velocizzare l’iter per la concessione delle deroghe venatorie per i periodi cacciabili e, a mio avviso, anche introdurre una norma per la commercializzazione della carne di selvaggina, in modo da creare reddito e da tracciare questa verso i nostri consumatori.

PRIMO PIANO: L’ATC FR1 rinnova le cariche sociali

Si è tenuta a Frosinone l’assemblea generale per il rinnovo delle cariche sociali del direttivo Atc Fr1. Al termine delle votazioni sono stati eletti per gli agricoltori Antonucci, Ciotoli, Scenna, primi non eletti Taglienti e Crecco. Tra i cacciatori desinati Graziani, Pirazzi e Cori, per gli Enti Locali Belli e Pedrozzi mentre per gli ambientalisti eletti Vitale e Crispi. Il direttivo verrà riconvocato per eleggere il presidente, il suo vice ed il segretario. Tra i componenti c’è anche il rappresentante il tesserato ANUU Renato Antonucci che avanzato alcune proposte durante il suo intervento: “Siamo attenti alle varie tematiche sia agricole ambientali che venatorie e pronti a portare il fattivo contributo a quel tavolo provinciale tante volte richiesto ma mai organizzato. Occorre superare il nervosismo che regna soprattutto fra le squadre di caccia al cinghiale, per l’approssimazione con la quale sono stati affrontati i problemi legati a quella categoria. Troppo spesso alcune di esse sono state costrette oltre che a presentare ricorsi ai veri livelli istituzionali, addirittura in alcuni casi a servirsi di alcuni avvocati per vedersi riconosciuti i lori diritti. Non possiamo a questo punto non sottolineare che nella vicina Abruzzo la caccia è consentita sia ai residenti che ai possessori del tesserino venatorio mentre nell’Area Pre-Parco Molisana è consentita ai soli residenti, creando così forti tensioni all’interno di una intera categoria”. Da parte del rappresentante di Anuu e agricoltori arriva un’altra proposta: “La costituzione delle varie commissioni inerenti le diverse materie, con alla Presidenza un membro del direttivo, ma con la maggioranza da assegnare ai membri dell’assemblea non presenti nel direttivo stesso e con poteri pieni e non solo consultivi, in modo da creare una corretta armoniosa gestione democratica, così da sopperire al mancato suggerimento non accolto da parte Regionale circa la composizione del direttivo stesso 13 + 1 (ADA REGIONALE) dando così modo a tutte le Associazioni di aver la giusta rappresentanza. Ho concluso insistendo su due punti: quello di tornare sin da subito ad occupare come è stato nei primi anni di gestione i locali pubblici, per poter impegnare quelle risorse importanti in primo luogo nella diminuzione della tassa pagata agli A.T.C,  stabilire di acquistare la selvaggina da allevatori presenti sia in ambito Provinciale che Regionale, ovviamente in regola e nel rispetto di tutte le normative vigenti, in modo da contribuire a dare quel respiro economico a quelle strutture tanto necessario per permettere loto addirittura di non cessare l’attività”.

PRIMO PIANO: Il Consiglio di Stato blocca la caccia nel versante laziale della zona pre-parco. L’Anuu pronta a sostenere i propri tesserati

Chiusura totale dell’attività venatoria nell’area pre-parco del versante laziale. E’ quanto deciso dal Consiglio di Stato che ha condannato la Regione Lazio chiedendo di riesaminare la situazione e di adottare le misure più adeguate a tutela dell’orso bruno marsicano nelle aree critiche “Monti del Cicolano”, “Monti Ernici”, “Area adiacente al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise” e nelle zone speciali di conservazione (ZSC). Una decisione che scontenta i cacciatori e l’Anuu Lazio perchè oltre al grave danno economico arrecato a tutte le attività commerciali della Valle di Comino, agriturismi trattorie ristoranti ecc. e la mancata vendita di prodotti tipici locali, vi è ora anche la gravissima disparità di trattamento fra tutti i cacciatori residenti nelle varie aree pre-parco: nel Lazio chiusura totale dell’attività venatoria, nel Molise caccia consentita ai residenti area pre-parco. In Abruzzo consentita oltre ai residenti dell’area pre-parco anche a tutti i possessori dei tesserini venatori. L’ Anuu Lazio è pronta ad assistere tutti i cacciatori residenti nell’area pre-parco versante laziale che intendono legittimamente chiedere, attraverso i legali, il rimborso delle tasse venatorie pagate.

Clicca per il dettaglio della sentenza

PRIMO PIANO: Caccia, sventato tentativo di rendere vincolante il parere ISPRA sui calendari

“Oggi sono intervenuto in aula al Senato per esprimere la mia forte contrarietà alla proposta delle opposizioni per rendere vincolante il parere Ispra sui calendari venatori regionali” lo dichiara Francesco Bruzzone, Senatore della Lega, vice presidente della Commissione Ambiente del Senato e Consigliere Nazionale dell’Anuu.

“Non ci sto: proprio in questo momento Ispra si sta distinguendo negativamente proponendo di anticipare la fase prenuziale degli uccelli migratori, in contrasto con gli altri Paesi europei del Mediterraneo e contro tanti altri istituti scientifici italiani. Quella delle opposizioni era una proposta fortemente restrittiva, che è stata bocciata dalla maggioranza” conclude Francesco Bruzzone, Senatore della Lega, vice presidente della Commissione Ambiente del Senato.

PRIMO PIANO: Schiuma nel Fiume Sacco, l’Anuu chiede l’intervento delle istituzioni

La difesa dell’ambiente resta una delle prerogative per l’Anuu Lazio che guarda con estrema attenzione a quanto sta accadendo da alcuni giorni al corso d’acqua del Fiume Sacco. Un’incresciosa situazione di inquinamento, tale da compromettere l’intero sistema ambientale di un’area già martoriata come quella della Valle del Sacco. La schiuma che affiorare lungo le acque del corso destano preoccupazione e l’Anuu si unisce agli appelli dei cittadini delle zone interessate affinché le forze dell’ordine facciano chiarezza su quanto accaduto risalendo ai responsabili dello scempio: “Ci mettiamo a disposizione – sottolinea il presidente Crocetta – per dare il nostro contributo alla vicenda. La tutela dell’ambiente è una delle mission della nostra associazione e ogni giorno lottiamo per il suo rispetto”.

PRIMO PIANO: Incidente di caccia per un tesserato Anuu, l’associazione esprime solidarietà.

Solidarietà al 34enne cacciatore coinvolto in un incidente durante una battuta di caccia al cinghiale. L’Anuu esprime vicinanza al giovane tesserato proprio con l’Associazione dei Migratoristi per la Conservazione dell’Ambiente, trafitto al petto dal colpo accidentale partito dall’arma dell’amico in località Capitino. L’ente gioisce del fatto che il ragazzo sia fuori pericolo dopo l’operazione al polmone e augura a lui una pronta guarigione. L’ennesimo incidente di caccia rende ancor più urgente la presa in carico da parte delle istituzioni preposte di riforme in grado di rendere maggiormente sicura l’attività venatoria. L’Anuu ha avanzato diverse proposte:

per poter iniziare la caccia agli ungulati (cinghiali) occorre aver preso la licenza da caccia da almeno 5 anni;

obbligo di avere una relazione comportamentale firmata dal capo squadra e almeno da uno dei vice capo squadra nella quale si attesta la partecipazione ad almeno 50/100 battute come ospite e senza fucile, per tutti coloro che vogliono far parte della squadra di caccia di cinghiali, sia come iscritto che come ospite;

obbligo da parte delle associazioni che rappresentano la categoria dei cacciatori di cinghiali di organizzare specifici corsi di aggiornamento diretti da professionisti esperti (per es. ufficiali delle Forze dell’ Ordine, tiratori scelti) con il rilascio di attestati di specifica qualificazione;

pene severissime per chi ha la responsabilità accertata per danni arrecati con l’uso di armi pericolose (ad es. l’arma rigata e con calibro elevato);

obbligo da parte della squadra che ha in gestione la zona di caccia al cinghiale di installare apparecchi luminosi a LED a distanze ben visibili tra di loro, in modo tale da segnalare adeguatamente la presenza di una battuta di caccia.

Sarebbe il caso, poi, di suggerire e/o imporre a tutte quelle persone che si addentrano nei boschi soprattutto nel periodo dell’attività venatoria (ad es. in cerca di funghi o anche solo per una passeggiata) di indossare (come imposto ai cacciatori di cinghiali) un giubbetto ad alta visibilità.

Gli stessi accorgimenti, infine, andrebbero utilizzati anche nelle c.d. “zone bianche” dove attualmente non è prevista alcuna segnalazione.

 

PRIMO PIANO: L’Anuu Lazio protagonista al convegno sulla caccia di Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone

Si è tenuto a Valmontone preso il palazzo Doria Pamphilj un convegno sul tema “Caccia e territorio: azioni e prospettive, incontro e confronto, la regione ascolta” Presenti l’assessore regionale Enrica Onorati e la consigliera Eleonora Mattia amministratori comunali il presidente regionale Anuu Lazio Paolo Crocetta e Aldo Pompetti presidente regionale Fidc. L’assessore Onorati nel suo articolato intervento ha elencato quanto fatto, dall’assessorato da lei diretto, a favore della caccia e non solo fino ad oggi. Renato Antonucci tesserato Anuu della provincia di Frosinone è intervenuto puntualizzando diversi aspetti: tra le tante proposte presentate negli ultimi anni per il funzionamento del comparto venatorio, l’unico suggerimento ascoltato è stato quello della diminuzione del numero dei rappresentanti nell’Assemblea (da 100 a 50) lamentando la mancata approvazione di modifica del numero del direttivo da 20 a 13 + 1 (Ada regionale). A nome dell’Anuu, lo stesso Antonucci ha presentato con la morte nel cuore le condoglianze ai familiari del cacciatore vittima nell’Agro Romano dell’ennesimo incidente di caccia. A tal proposito si è dichiarato non d’accordo con la proposta avanzata dal presidente Fidc Pompetti circa l’organizzazione di corsi con la presenza di esperti della Beretta che sicuramente avrebbero il risultato di migliorare la conoscenza delle armi ma non quella dell’uso delle stesse per diminuire o eliminare del tutto gli incidenti “troppo” frequenti nell’ultimo periodo. Secondo Antonucci devono essere invece le associazioni venatorie tutte a formare al meglio i giovani che si avvicinano al mondo venatoria che rimane sempre meraviglioso e portatore di una sana economia. Altra proposta è quella di vietare a chi non ha un minimo di anzianità di almeno 5/10 anni di titolarità continuativa della licenza da caccia, accompagnato da una relazione tecnica/comportamentale a firma del capo squadra e di uno dei vice capo squadra dalla quale risulta che il nuovo iscritto ha partecipato ad almeno 50/100 battute senza fucile dando concreta dimostrazione di fattiva collaborazione a tutte le azioni di caccia (come ad esempio stanare i cinghiali; al recupero degli stessi dopo l’abbattimento; al recupero dei cani) dimostrando così quella passione e senso di padronanza circa l’uso delle armi. Da valutare infine se è il caso di vietare per i primi anni (almeno 5) l’utilizzo della carabina. Citata anche la proposta sollecitata e fatta propria da alcuni senatori circa la modifica di alcuni articoli della l. 157/92 depositata al senato. Rivolto un caloroso ed affettuoso ringraziamento alla senatrice Spilabotte per la vicinanza condivisione e presenza ai nostri convegni nonché al sostegno di tutte le nostre richieste a favore del mondo venatorio e agricolo. L’Anuu Lazio si schiera a sostegno della proposta dei cittadini della nostra meravigliosa Valle di Comino presentata dagli 8 sindaci dell’area pre parco contro la sentenza del Consiglio di Stato. Solidarietà al sindaco di Settefrati Riccardo Frattaroli per gli immeritati attacchi ricevuti da alcune associazioni ambientaliste, che oltre a non riconoscere l’importante ruolo svolto dai cacciatori sia per il mantenimento di un sano ambiente che per la diminuzione delle specie invasive presenti su tutto il territorio nazionale e soprattutto nella nostra provincia. Saremo sempre in prima linea a segnalare qualsiasi e da qualsiasi parte provenga ogni possibile violazione commessa a danno della specie orso. Un appello forte lo vogliamo lanciare a tutti i sindaci fuori dalla zona pre parco   perché portino i loro consigli comunali ad approvare un documento a sostegno dell’azione che stanno portando avanti tutti i loro colleghi dell’area pre parco: “Vogliamo poi ringraziare – ha concluso Antonucci – il capo squadra della caccia al cinghiale “il gallo cedrone” di Pontecorvo ed a tutti i componenti della stessa per aver salvato la vita al signor Tommaso Spiridigliozzi vittima di un gravissimo incidente che mentre sistemava la legna a casa cadendo ha battuto violentemente la schiena”.

 

PRIMO PIANO: Il Consiglio di Stato ribalta il Tar del Lazio e chiude di nuovo la caccia nella zona pre parco

Il Consiglio di Stato ribalta il Tar del Lazio e chiude di nuovo la caccia nella zona pre parco. Ecco il dispositivo

DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 9386 del 2018, proposto da Ente Nazionale Protezione Animali E.N.P.A Onlus, LAV Lega Antivivisezione Onlus, Associazione Italiana World Wide Fund for Nature Onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia L.A.C., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Valentina Stefutti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale Aurelio Saffi n. 20;

contro

Regione Lazio, non costituita in giudizio;

nei confronti

EPS Ente Produttori Selvaggina, non costituito in giudizio;

per la riforma dell’ ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 6863/2018, resa tra le parti, concernente la disciplina dell’esercizio venatorio nell’area di protezione esterna al parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e l’adozione di misure a tutela dell’orso bruno marsicano;

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Vista l’istanza di Considerato che l’ordinanza appellata, nella sua scarna motivazione, non esprime alcuna compiuta considerazione in ordine ad almeno due profili rilevanti ai fini della valutazione del “fumus boni juris”, e in particolare:

1) l’apparente contrarietà tra la delibera regionale di approvazione del calendario venatorio – con il positivo parere dell’ISPRA – con cui si vietava il prelievo venatorio nelle zone in contestazione, costituenti habitat dell’orso bruno marsicano, e il provvedimento impugnato che invece ha autorizzato il prelievo;

2) la circostanza per cui, nell’ATC in cui ricade l’Azienda, sia stato autorizzato il prelievo venatorio senza il parere preventivo dell’ISPRA, occorrente, secondo ampia giurisprudenza, anche per le modifiche del calendario e delle regole del prelievo venatorio;misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi degli artt. 56, 62, co. 2 e 98, co. 2, cod. proc. amm.;

3) la circostanza che l’autorizzazione della caccia in area dove è presente l’orso marsicano, destinatario di speciale protezione in virtù di regole europee recepite dall’Italia, possa determinare sia il disturbo dell’habitat dell’orso, sia incontri più o meno ravvicinati tra i cacciatori e l’orso medesimo, con effetti prevedibilmente negativi in ogni possibile sviluppo o esito;

Ritenuto che il danno irreparabile all’interesse pubblico consistente nella tutela della fauna selvatica, nonché nella speciale esigenza di proteggere l’habitat di una specie fortemente protetta in zone limitrofe al Parco Nazionele di Abruzzo, prevalga senz’altro sulla pretesa regionale di garantire più spazi e più occasioni di prelievo alla comunità dei cacciatori, nell’esercizio della attività venatoria;

P.Q.M.

Accoglie l’istanza e, per l’effetto, in riforma dell’ordinanza appellata, sospende i provvedimenti impugnati in primo grado.

Fissa, per la discussione collegiale, la camera di consiglio del 13 dicembre 2018.

Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Roma il giorno 22 novembre 2018.

Il Presidente
Franco Frattini

 

PRIMO PIANO: Il Tar di Latina accoglie il ricorso dell’iscritto ANUU D’Alessandro

 

Il Tar di Latina ha accolto il ricorso presentato da Marco D’Alessandro, tesserato dell’associazione ANUU contro il provvedimento della Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Frosinone, che lo scorso Gennaio che aveva vietato la detenzione di armi con relativo munizionamento e il provvedimento della Questura di Frosinone del provvedimento della Questura di Frosinone con il quale era stata revocata la licenza di porto di fucile per uso caccia. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha evidenziato come “da un sommario esame proprio della fase cautelare il ricorso non appare sprovvisto di giuridico fondamento posto che i provvedimenti impugnati non sembrano corredati di adeguato giudizio prognostico sulla inaffidabilità del ricorrente a non abusare delle armi”. Accolto dunque il ricorso del cacciatore che, difeso dall’avvocato Rosanna Norcia, ad Ottobre scorso, scivolando durante una battuta di caccia si era ferito con un colpo alla gamba destra. Ricoverato al Policlinico e operato, adesso ricomincia ad assaggiare la passione della caccia. L’associazione si felicita per la decisione del Tribunale e fa un in bocca al lupo al suo tesserato.

PRIMO PIANO: Armi non regolarmente denunciate, l’ANUU ricorda come fare

I sequestri di armi operati nelle ultime settimane dai poliziotti della Questura di Frosinone sono l’occasione per l’ANUU di ribadire ai propri tesserati e a tutti i cacciatori le normative da osservare per mettersi in regola ed evitare di dover dire addio alla stagione venatoria. L’associazione ricorda che con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 10.08.2018, n. 104, dal 14 settembre 2018 tutti i detentori di armi, ad esclusione dei titolari di licenza di porto di armi in corso di validità e coloro che non hanno avuto il provvedimento di diffida prima dell’ entrata in vigore della menzionata legge, avranno tempo ancora un anno, fino 13 settembre 2019, per produrre autonomamente la certificazione medica di idoneità psicofisica per la detenzione di armi di cui all’art. 35 comma 7 del T.U.L.P.S.. La certificazione medica è rilasciata, sulla base del certificato anamnestico del medico di famiglia, dal settore medico legale delle Aziende Sanitarie Locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e va prodotta all’Ufficio di Polizia o Carabinieri presso il quale sono state denunciate le armi detenute e dovrà essere presentata ogni 5 anni. Qualora il detentore di armi risulti titolare di licenza di porto d’armi, l’obbligo della presentazione della certificazione medica decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata.