Cinghiali in centro città a Frosinone: l’ANUU torna a chiedere l’intervento del Prefetto

La situazione è sempre più seria perché i cinghiali stanno entrando in città con sempre maggiore frequenza. L’ultimo avvistamento di un branco in Via Cosenza a Frosinone, strada parallela a Via America Latina, ha impaurito non poco gli abitanti della zona e riacceso i riflettori su un problema per il quale l’Anuu Lazio si sta battendo da diverso tempo. L’associazione torna a chiedere l’intervento del Prefetto affinché vengano organizzate di concerto con la Questura battute di caccia in zone dove i cinghiali si sono affacciati. In primo luogo occorre mettere in sicurezza la salute delle persone e successivamente difendere i campi coltivati.

PRIMO PIANO: Gestione coordinata cinghiali non più rinviabile. Così il ministro Centinaio in aula.

Per la gestione della questione cinghiali, e più in generale degli animali carnivori selvatici, “è necessario agire in maniera coordinata su tutto il territorio e impostare interventi di gestione che risultino efficaci a breve termine, ma soprattutto che consentano di stabilizzare la situazione nel lungo periodo“. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio, intervenendo ieri al question time alla Camera sull’interrogazione “Iniziative volte a modificare la legge n. 157 del 1992 al fine di implementare i poteri delle regioni in ordine ai piani di caccia finalizzati al contenimento delle specie per le quali si rendono necessarie operazioni di controllo numerico, anche con l’ausilio di operatori volontari opportunamente formati“, sottoscritta da 106 deputati della Lega.

Questo il testo integrale della risposta

Signor Presidente, onorevoli deputati, premetto che un piano per la gestione della “questione cinghiali” e più in generale degli animali carnivori è necessario e non più rinviabile. Ritengo sia giusto tutelare la fauna, ma devono esserci delle limitazioni, perché dobbiamo garantire la sicurezza delle persone nelle campagne e nei centri abitati, oltre ovviamente ai campi e ai raccolti, frutto del lavoro di chi vive ogni giorno di questo. Non possiamo più permettere che si verifichino incidenti come quello avvenuto sulla A1. Ricordo che i cinghiali sono responsabili di gran parte dei danni causati dagli animali selvatici alle produzioni agricole, e rappresentano un rischio reale di trasmissioni di epidemie di grande rilevanza e particolarmente gravi, quali la peste suina africana, che dai Paesi europei del Nord Est, proprio attraverso i cinghiali, è stata recentemente rilevata in Belgio, e rappresenta una minaccia concreta per le produzioni agroalimentari, in particolare insaccati e prosciutti, vanto del made in Italy. Il problema è da tempo all’attenzione mia personale e del Governo; infatti con gli assessori regionali abbiamo di recente condiviso un pacchetto di misure volte a rendere più incisivi gli strumenti di contrasto all’incremento della popolazione dei cinghiali.

È necessario agire in maniera coordinata su tutto il territorio e impostare interventi di gestione che risultino efficaci a breve termine, ma soprattutto che consentano la stabilizzazione della situazione nel lungo periodo. In tale direzione, in accordo con il Ministero dell’ambiente, lo scorso 16 novembre abbiamo istituito un gruppo di lavoro incaricato, fra le varie cose, di formulare proposte per l’adeguamento del quadro normativo sanzionatorio relativo ai danni da fauna selvatica. La presentazione della relazione conclusiva avverrà entro il prossimo 31 marzo.

 

In replica l’on.le  Guglielmo Golinelli, firmatario dell’interrogazione ha detto:

Presidente, ringrazio il Ministro per gli impegni presi. Per rimanere sul tema dei rischi sanitari, ricordiamo, ad esempio, anche la West Nile, che lo scorso anno ha contagiato 577 persone e provocato 42 decessi, che vede nei corvidi il principale serbatoio, o, per ripetere le sue parole, la peste suina africana, che se dovesse comparire in un solo capo suino domestico in un allevamento del nord Italia bloccherebbe l’esportazione di carne verso tutto il resto d’Europa. Ci tengo anche a fare chiarezza sulle informazioni che sono girate in questi giorni e provenienti dai soliti animalisti da salotto: l’aumento spropositato della fauna selvatica non è dovuto all’avidità dell’uomo, ma al fatto che in quarant’anni abbiamo perso il 60 per cento dei cacciatori, che attualmente hanno un’età media di sessantacinque anni; al fatto che si sono spopolate le zone rurali più marginali e che, con i cambiamenti climatici, i cinghiali arrivano ad avere un incremento utile annuo del 180 per cento e c’è un tasso maggiore di sopravvivenza delle specie selvatiche.

Ritengo che a fronte di questi avvenimenti sia necessario, come detto da lei, ammodernare la legge n. 157 del 1992 e non parlare più di protezione della fauna selvatica ma di gestione della fauna selvatica. Il primo problema è relativo alla questione dei piani di controllo; dobbiamo inserire la figura del cacciatore abilitato e volontario nell’effettuazione dei piani di controllo, in quanto le guardie provinciali non sono più in grado di sostenere questa domanda. È necessario anche rafforzare e velocizzare l’iter per la concessione delle deroghe venatorie per i periodi cacciabili e, a mio avviso, anche introdurre una norma per la commercializzazione della carne di selvaggina, in modo da creare reddito e da tracciare questa verso i nostri consumatori.

PRIMO PIANO: Dramma cinghiali, l’ANUU chiede l’intervento deciso del Governo

Il gravissimo incidente stradale sull’Autosole causato dai cinghiali riaccende i riflettori su una vicenda per la quale l’Anuu si sta battendo da anni. La specie animale continua a riprodursi a ritmi sostenuti provocando danni a uomini, ambiente e agricoltura. E’ arrivato il momento di dire basta: “La politica – sottolinea Renato Antonucci dell’Anuu Lazio – prenda in mano la situazione perché gli enti preposti a gestirla hanno dimostrato ancora una volta di non essere efficienti. La nostra associazione è a fianco di chi vuole salvaguardare gli animali ma il problema dei cinghiali non è più gestibile perché in forte sovrannumero. Il rapporto territorio-selvaggina è da tempo squilibrato a favore degli animali, in particolare i soggetti ibridi che si riproducono a ritmi incessanti e distruggono l’ambiente creando un serio danno ecologico. Chiediamo che venga bloccato l’operato di tutti gli ATC d’Italia e che il governo entri nella questione con un provvedimento urgente creando un tavolo di concertazione che dia ai Sindaci alle Province ai Prefetti agli ADA regionali il potere e la possibilità, insieme anche ai rappresentanti delle associazioni riconosciute, di trovare soluzioni per tornare a ridare equilibrio all’ambiente. Bisogna dunque abbattere in maniera coscienziosa e mirata i cinghiali in surplus sull’intero territorio nazionale, nel Lazio e in provincia di Frosinone. E’ da tempo che chiediamo venga posto in essere un piano per evitare non solo tragedie umane come quella dell’A1 ma fermare anche la devastazione dell’ambiente già di turbato da numerose fonti di inquinamento e dei raccolti da parte dei cinghiali”.

PRIMO PIANO: Scontro con un cinghiale, la Regione Lazio condannata al risarcimento!

Una sentenza che può far giurisprudenza quella del Tribunale di Cassino che ha accolto il ricorso di due giovani di Villa Santa Lucia, vittime in un incidente stradale causato da un cinghiale, condannando la Regione Lazio pagare i danni causati dagli animali.

L’incidente si era verificato sulla Casilina, mettendo a repentaglio la vita degli occupanti dell’auto che, nella circostanza, a causa dell’attraversamento improvviso dei cinghiali, aveva riportato gravi danni.

Il giudice ha stabilito che l’onere del risarcimento spetta esclusivamente alla Regione Lazio.

L’Anuu Lazio, come spesso fatto in passato. si appella alle istituzioni locali affinché venga messo un freno al fenomeno che sta diventando una vera e propria emergenza. Oltre a causare danni alle colture, i cinghiali mettono a repentaglio la vita delle persone, motivi sufficienti per indire un tavolo di concertazione tra tutti gli enti coinvolti e cercare una soluzione.

 

PRIMO PIANO: caccia al cinghiale vicino alle abitazioni a Veroli, parte l’esposto

 

20171118174620-image

Un esposto denuncia contro le battute di caccia che si stanno pericolosamente ripetendo nelle vicinanze di case e abitazioni. E’ quanto presentato da alcuni residenti di Veroli al sindaco Simone Cretaro, alle forze dell’ordine e alle istituzioni regionali chiedendo loro l’immediato intervento. L’esposto è stato firmato dagli abitanti di Via Crocifisso, cda Castello, Via Piacentini, Coste San Giacomo, denunciando il comportamento scorretto di una squadra di caccia al cinghiale che ha delimitato con alcune tabelle la zona che, come detto, comprende abitazioni e stalle di animali. I cittadini nella missiva hanno sottolineato di aver timore per la propria incolumità alla luce degli ultimi incidenti che si sono verificati e dunque chiedono al sindaco di intervenire per impedire qualsiasi battuta di caccia nelle vicinanze di abitazioni, far rimuovere le tabelle apposte in modo illegittimo e farle posizionare a molti km di distanza per non costringere i residenti verolani a non rinchiudersi dentro casa per non correre il pericolo di venire colpiti da qualche pallottola sparata ai cinghiali: “Siamo favorevoli all’attività venatoria – sottolineano gli abitanti – soprattutto quella al cinghiale che sta arrecando danni alle coltivazioni causando anche incidenti stradali con feriti più o meno gravi. E’ fondamentale però il rispetto di tutte le leggi che regolano la caccia e soprattutto delle distanze per non arrecare danni alle popolazioni”.